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Ángel Nieto: "Vorrei vedere Valentino sul podio"

Condividere il tavolo con Ángel Nieto è un'esperienza unica, per ripassare il mondo della moto e parlare del mondo in generale: è una persona che sa molto della vita.

restaurante la mision jose silva 24

Ieri un piccolo gruppo di blogger (cinque per la precisione) abbiamo avuto l’opportunità di condividere il tavolo con il più grande del motociclismo nazionale, Ángel Nieto. Questo pranzo, al quale siamo stati invitati grazie alla marca di intimo Abanderado, si è svolto nel ristorante “La misión” (calle José Silva 22, Madrid).

Tutto il pranzo è trascorso tra aneddoti, risate e un’ottima atmosfera, dove, nonostante le nostre continue domande al campione, c’è stato tempo per chiacchierare di tutto e di più, anche se, come non poteva essere altrimenti, il mondiale di motociclismo è stato l’argomento più commentato, e ci siamo divertiti così tanto che delle due ore previste per tutto siamo passati a poco più di quattro.

Per non mescolare i temi, cercherò di dividere il pranzo per epoche, partendo dai tempi in cui Ángel correva, di cui ci ha parlato a lungo, e concludendo con l’attualità, dove ci ha offerto la sua opinione anche sulla crisi in cui siamo tutti immersi.

restaurante la mision jose silva 24

Il primo punto di partenza ci ha portato a commentare come fosse la tecnica delle moto di una volta, in cui “se ti alzavi un po’ rimanevi fermo”. Ci ha spiegato che i tecnici di allora erano veri e propri compositori (come i grandi della musica classica), che mettevano a punto a orecchio, in molte occasioni, la potenza del motore due tempi, cercando quei due cavalli in più che decidevano una gara. Moto che, nelle parole del maestro, “se scendevi sotto il margine dei 700 giri al minuto, dove la moto tirava, dovevi quasi spingerla con i piedi, e se li superavi friggevi il motore; si guidava a sensazione, dovevi sapere dove la moto stava spingendo e decidere il momento migliore per cambiare”.

Perché tutto questo fosse possibile e per vincere un campionato, si muoveva con circa 20 persone, che lavoravano direttamente con lui, molti erano meccanici, tecnici e ingegneri. La differenza principale con quelli di oggi, dice, è che “i tecnici di prima erano quelli che poi andavano in fabbrica per i test di motore, telaio, ecc.; ora questi non si muovono dalla fabbrica, e quelli che accompagnano il pilota sono tecnici di pista che armeggiano su tutto della moto”.

In questa sezione ricorda con grande affetto Jaan Thiel, con il quale ha vinto otto mondiali dei 12+1 che tutti sappiamo che ha. “Sceglievo i miei tecnici per qualsiasi fabbrica per cui lavoravo; portavo sempre la mia gente di fiducia, sapevo che erano molto bravi”.

Inoltre sembra che Ángel non si accontenti dei mondiali che ha vinto: come ogni grande campione, è convinto che in diverse occasioni fattori esterni a lui gli abbiano sottratto dei campionati mondiali. Per esempio ricorda che in una gara nell’ex Jugoslavia rimase senza benzina e, con grande ironia, racconta come arrivò infuriato al box e lo “sguardino” che lanciò al responsabile del carburante. Questo succede ancora oggi: ora con i controlli elettronici nelle grandi categorie quasi non lo vediamo, ma tutti gli errori sulle moto si pagano.

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Una delle cose che personalmente mi ha sempre colpito è come riuscisse a vincere un campionato e a non partecipare alle gare rimanenti del mondiale. A questo Nieto risponde: “bisognava saper scegliere il momento: tra tutta l’euforia e i festeggiamenti per la conquista di un campionato, io lo dicevo e non c’era più ritorno; se aspettavo due giorni non me l’avrebbero più concesso”. Gli piaceva tanto godersi le sue vacanze a Ibiza che, in un’occasione, a Silverstone, riuscì a far ritardare una gara perché gli riparassero la moto in tempo per correre e vincere così il campionato senza dover andare al gran premio successivo.

Un’altra cosa che ci ha sempre incuriosito, e credo che anche a ogni appassionato, riguarda i circuiti lunghi di un tempo e la difficoltà che comportavano per memorizzare il tracciato. Bisognava arrangiarsi in qualunque modo: così fu al Nürburgring: “andavo con una moto stradale e pagavo un pedaggio a giro; passavo così una giornata a girare per impararmelo, anche se su circuiti così lunghi non potevi mai andare a tutta, perché non conoscevi tutti i punti di riferimento”.

Se una cosa è chiara è che Ángel Nieto era un uomo avanti con i tempi, anche un po’ Lazarillo, perché di furbizia non ne aveva eguali e sapeva vincere le guerre di mente e di pista.

Tornando a tempi più recenti, ricorda quando fu team manager, con molta nostalgia ma senza alcuna voglia di tornarci. Ricorda Alzamora e Cardus come grandissimi piloti con il potenziale per arrivare in cima, ma pensa che sia un lavoro molto ingrato se non vinci. “Di cui sono più orgoglioso è aver fermato Gelete perché Alzamora guadagnasse un punticino in più, cosa che alla fine gli diede il campionato”.

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“Ciò che più mi invidio dell’epoca moderna è la sicurezza che c’è, ma prima c’era uno spirito più vicino: tanta rivalità in pista, sì, ma quando scendevamo dalla moto passavamo il tempo insieme nel paddock o andando a far festa, anche se ora lo faccio anch’io”.

Per quanto riguarda il mondiale di oggi, gli abbiamo chiesto dei suoi piloti preferiti: il primo nome che esce è quello di Marc Márquez, che secondo lui ha tutto ciò che doveva avere un pilota della sua epoca sommato a ciò che deve avere uno di oggi: “in lui la fame di vincere è impressionante”. Subito dopo entra in scena Dani Pedrosa, che definisce “il miglior pilota tecnicamente che esista, ma pesa troppo poco e questo gli rende difficile dominare la moto”. E nella sezione dei tecnici non trova un grande punto di riferimento in griglia: lui è abituato a un altro tipo di tecnici rispetto a quelli di oggi, ma sa che in ogni squadra c’è un uomo “il telemetrista, è un tipo molto importante”.

Riguardo ai cambiamenti nella categoria regina, “il CRT era un cambiamento necessario ed è un’ottima idea: il modello esistente non è sostenibile, le moto non possono costare quello che costano; seguendo la strada che avevamo, saremmo rimasti senza moto”. “D’altra parte la Moto3 è un passo verso le moto di serie: sono poche le due tempi che si stanno ancora costruendo, ed è un cambio generazionale”. “La settimana scorsa sono stato a Jerez, agli allenamenti, e ho provato la 125 di Nico Terol: non ho spinto molto, non mi piace più andare veloce da nessuna parte, ma in seconda, in qualche rettilineo, ho accelerato un po’ di più e si impennava ancora; hanno molta accelerazione, si potrebbe paragonare a una 250 cc che ho nel museo. Per poter fare un paragone ho provato anche la Moto3: non è ancora così veloce, anche se poco, ma ci arriverà”.

E come potremmo non parlare della categoria regina senza parlare di Valentino Rossi: “vorrei vedere Valentino sul podio: è quello che ha fatto di più nella storia del motociclismo e, se torna ai vertici, sarà un bene per il mondiale e per il pubblico”.

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Lasciando da parte la competizione e parlando un po’ del suo ruolo in Telecinco, ci racconta che gli hanno dato una specie di carta bianca per fare ciò che vuole: “sarà più informale che su TVE, sarà molto divertente”; farà servizi e salirà in cabina quando vedrà una gara molto intensa, “Mela farà scintille”.

Per concludere, come in qualsiasi pranzo che si fa oggi, sia tra amici che in famiglia, si parla della crisi che stiamo vivendo. Su questo Nieto si mostra preoccupato: “ho paura di quello che sta succedendo; in nessun paese, e ne ho conosciuti tanti, si sta come qui, nemmeno la metà bene. Per questo penso a quei giovani che devono andarsene: dove vanno? Mi dispiace molto per la situazione che c’è”.

Condividere un momento così con Ángel ci ha riempito di felicità; speriamo che anche lui porti con sé un bel ricordo di noi e che possa ripetersi in futuro.

Foto | Alejandro Batán (Plusmoto.com)

AB
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