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Moto3 CEV

Perché non è stata esposta la bandiera rossa?

La caduta multipla avvenuta nel primo giro della gara di Moto3 di ieri a Motorland Aragón durante il CEV ha sollevato la polemica sul motivo per cui la corsa non è stata fermata mentre si prestava soccorso a una pilota a bordo pista.

Mancano venti minuti all’una. Sono praticamente solo nella sala stampa del circuito di Motorland Aragón. In fondo sento la gente festeggiare il podio della categoria Moto2 appena conclusa e il rombo cupo di alcune Moto3 accese, in attesa che i piloti vi salgano per raggiungere la griglia. Finisco di scaricare sul computer le foto della gara della categoria intermedia e mi dirigo verso il pit-lane.

Mi fermo al box del Catalunya-Caixa Repsol. Le loro quattro moto insieme, quasi allineate, meritano una foto. Ora in griglia. Aspetto un po’ e cominciano ad arrivare i piloti. Juanfran Guevara, Alex Márquez e Luca Amato sono in prima fila. Scatto qualche foto. Scendo fino alla quarta fila. Avvisano che tra 5 minuti si parte. Bisogna sgomberare la griglia.

Vado a prendere lo scooter che mi hanno lasciato per questa gara le persone di O2 Honda Madrid. Prendo la via di fuga esterna e mi posiziono alla fine del rettilineo, alla prima curva. Sento ruggire i motori: è il giro di formazione. Cambio l’obiettivo e aspetto che inizi la gara. Chiacchiero con un collega che è al mio fianco. Dai, stanno per partire!!

Compare al vertice della curva Juanfran Guevara in testa al gruppo di piloti. La macchina fotografica non smette di scattare e all’improvviso vedo un casco rosa che emerge sopra gli altri. Punto l’obiettivo in quella direzione e continuo a scattare. Uno, due, tre… quattro moto. Il tipico groviglio alla prima curva. Riconosco María Herrera e penso alla sfortuna che ha avuto, ancora una volta senza punti. Allargo l’inquadratura e vedo un pilota a terra. Immobile. Raggomitolato.

Il cuore mi batte forte, mentre penso a tante cose. I commissari corrono verso di lui. Cerco di capire chi sia, vedo il casco rosa e distinguo il numero 46 sulla sua moto. È Yui Watanabe, la giapponese che corre anche nella Red Bull Rookies Cup. È priva di sensi a bordo pista. Arriva l’ambulanza. Bandiera rossa, penso. Ma no. I piloti completano il secondo giro mentre in piena via di fuga stanno soccorrendo Yui, con una piccola protezione davanti a lei e l’ambulanza proprio lì accanto.

E se in quel momento qualcuno va dritto? E se si verifica un’altra caduta? La caduta di quattro moto a 4 tempi potrebbe aver lasciato olio in pista. Nel secondo giro di gara c’è ancora un gruppo numeroso di piloti che, anche vedendo la bandiera gialla alla fine del rettilineo, potrebbero toccarsi tra loro e cadere verso una via di fuga occupata da una pilota ferita, un gruppo di medici e un’ambulanza.

Da dove mi trovavo io non ho visto bandiere bianche al punto di controllo prima della curva, solo due bandiere gialle che sventolavano. Ho chiesto ai commissari perché non avessero fermato la gara. “Finché la direzione di gara non dice nulla, non esponiamo la bandiera rossa”. Curioso, ma hanno ragione. Loro fanno solo quello che gli viene indicato. Però la situazione era troppo pericolosa per continuare la gara.

Ho lasciato la curva mentre facevano salire Yui sull’ambulanza. Ho proseguito per la via di fuga esterna fermandomi a scattare ancora qualche foto. Prima di tornare al paddock mi sono fermato al punto di controllo dove si trovavano i commissari che l’avevano soccorsa. Mi hanno confermato che con l’impatto era svenuta e che in ambulanza aveva cominciato a parlare con loro. “Probabilmente frattura della clavicola”, mi ha detto uno dei medici. Un po’ più sollevato, sono tornato in sala stampa per seguire la fine della gara di Moto3.

Foto | David Gómez (Plusmoto)

DG

David Gómez

Hola a todos, me llamo David, tengo 36 años y soy de Madrid. Siempre me han gustado las motos y todo lo que huele a gasolina. Estoy enganchado al nitrógeno embotellado para emular a los peces en el mar y a las emociones fuertes al aire libre. Aprendiz de fotógrafo deportivo.

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4 commenti

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  2. Estupefacto! Así me quedé cuando ví que la carreras seguía su curso sin más advertencia que un par de banderas, cuando había un piloto justo al lado del asfalto… ¿irresponsabilidad? En esos momentos te preguntas si realmente había alguien responsable en dirección de carrera o estaban todavía con el cava de la carrera anterior.
    Se produjo una caída múltiple y siguió un estado de riesgo durante bastante tiempo. No me importaría saber cual fué el motivo para no parar la carrera, de hecho no estaría nada mal que dieran un comunicado, informe o como quieran llamarlo.

    Un saludo

  3. Pues si tu te quedaste así… La verdad es que no se que consecuencias traerá, pero sin duda es una autentica irresponsabilidad por parte de dirección de carrera. Afortunadamente no pasó nada, ya que de producirse otra caída estaríamos ahora hablando de otra cosa. Un campeonato como el CEV, que quiere ser la cuna del mundial no puede permitirse estos fallos.
    Un saludo Wildcard

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