Intervista a Ricky Cardús: "Vogliamo tutti vincere, ma è una categoria difficile"
Il pilota Ricky Cardús è tornato in pista dopo due gare di stop sul circuito di Assen, dove, dopo una qualifica deludente, ha disputato una gara interessante con una rimonta inclusa, per di più su un tracciato che non conosceva, quindi ancora più merito per il catalano di Moto2.
Ora arriva l’appuntamento al Mugello, l’ottava prova del campionato del mondo, ma prima ha concesso un’intervista al suo team QMMF Maquinza, da non perdere di seguito.
Ricky, abbiamo superato il primo terzo di stagione, e bisognerebbe fare una valutazione.
È difficile perché è il mio primo anno. Vogliamo tutti vincere, ma è una categoria difficile. Stiamo migliorando, però, tenendo conto delle poche gare dell’anno scorso.
Quest’anno sono migliorato fisicamente, psicologicamente e tecnicamente. Posso essere soddisfatto, ma ho ancora alcuni tic che devo lasciarmi alle spalle.
Credi di capire meglio la moto adesso?
Sì, sto cambiando e capisco le cose. Prima correvo e spingevo, ma senza sapere davvero perché. Ora so il perché, il come e il quando bisogna farlo.
Non è qualcosa di esclusivo di questo sport, è come la vita stessa. Ma ora sto andando in quella direzione e credo che da qui evolveremo moltissimo.
In Qatar, in casa del suo team, il pilota Maquinza del QMMF Racing Team ha lottato per i punti, chiudendo 17°. A Jerez era tra i primi 10, ma è caduto sull’acqua e ha concluso 22°. In Portogallo ha rimontato per andare a punti per la prima volta (14°, 2 punti), e a Le Mans, su un tracciato nuovo e difficile, si è innervosito e ha avuto una caduta stupida.
Ad Assen, Ricky, hai chiuso 19°. Un passo avanti importante, che secondo te si sarebbe già potuto concretizzare a Barcellona, ma per l’appendicite non è stato possibile…
Passo dopo passo mi vedo più avanti, senza bisogno di essere impulsivo. Faccio le cose con più calma e si vede. Ci manca ancora per essere davvero davanti, ma è il primo anno e l’importante è avere le idee chiare.
Certo, essendo il mio primo anno completo non voglio usarlo come scusa, perché ci sono altri piloti che al primo anno sono davanti e mi metterebbero in difficoltà. La verità è che il campionato è ancora lungo e posso migliorare molto.
Parli di migliorare fisicamente, psicologicamente e tecnicamente. La palestra e la moto ti aiutano nel primo aspetto. Come hai migliorato la tua psicologia in sella alla moto?
L’anno scorso correvo il CEV (Campionato Spagnolo di Velocità) grazie all’aiuto economico del mio amico Jorge Lorenzo.
L’ho preso con grande responsabilità, ma in un batter d’occhio mi sono ritrovato nel mondiale. Non sapevo perché fossi lì e questo mi ha portato a prenderlo come un gioco.
Certo che mettevo tutti e 5 i sensi, ma non sempre. Non ero il lavoratore che dedica 8 ore al proprio lavoro. Uscivo in pista, giravo e poi era come se dimenticassi. Qualcosa stava succedendo, era come se non me ne rendessi conto del tutto.
Quest’anno ho cambiato mentalità. Sono in un grande team, con professionisti e mezzi a nostra disposizione. Ed essendo consapevole che dovevo cambiare, perché avevo già un posto nel mondiale, il mio posto, e con l’intenzione di restarci.
Sei in un business da cui non si vive in eterno.
Proprio per questo. Mi piace questo lavoro, ma va preso in modo professionale, non come un gioco, e bisogna spingere forte perché i momenti difficili passino il prima possibile. Se devo lavorare più degli altri, lo faccio, cercando di non cadere e di divertirmi, certo.
Mi curo fisicamente, ma anche professionalmente. Ora sono quel lavoratore che dedica 8 ore al giorno al proprio lavoro. E ho un’età in cui uscire con gli amici è quasi obbligatorio, ma bisogna saperlo dosare. Bisogna dare valore a ciò che si ha, dare tutto, e i risultati arriveranno.
E questo miglioramento tecnico di cui parli?
Tutti quelli che siamo nel mondiale sappiamo come fare il nostro lavoro. La differenza sta nel sapere perché succede ciò che succede, nel capire le diverse situazioni che si presentano.
Tecnicamente sono migliore perché psicologicamente sto meglio, ma nessuno è infallibile. Sto crescendo giorno dopo giorno in entrambi gli aspetti. Prendiamo come esempio il leader, Bradl.
Con tutto il rispetto, non credo che tecnicamente sia molto meglio del resto, quello che succede è che la testa del tedesco in questo momento è un muro, ha le idee chiarissime. E personalmente, l’intensificazione del mio allenamento mi ha messo in una buona dinamica: mi sento forte.
Voglio che tutto “fluisca”, perché allora tutto verrà più facilmente e mi divertirò di più.
Interessante intervista con Cardús.
Fonte | QMMF Racing Team





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