Diario di un pilota... Negativo per negativo, uguale a positivo
Oggi abbiamo il secondo capitolo del Diario di un pilota di José Terré: in questa puntata ci racconta la sua gara di MotoDes dello scorso domenica al Circuito di Jerez. Non perdete il lato più personale di un pilota.
Oggi vi portiamo il secondo capitolo del Diario di un pilota… José Terré. Non perdetevi i passi del pilotaggio nel MotoDes 2012 e soprattutto le sensazioni del 12 dello scorso fine settimana sul Circuito di Jerez.
Non è stato un giorno molto buono per Terré lo scorso domenica sulla pista andalusa, ma come lui stesso dice: “negativo per negativo, positivo”. Quindi non perdetevi le sue avventure, il suo lavoro, il suo allenamento e la sua messa a punto per ogni gara: vivete l’esperienza dal lato del pilota.
Diario di un pilota…. Negativo per negativo, positivo
Si traggono sempre più conclusioni e si impara di più quando le cose vanno male che quando vanno bene, e questo fine settimana passato sono andate storte tante cose (non tutte) che ho imparato moltissimo. Questa volta toccava Jerez: a priori ti viene voglia di non fare quella gara, è lontano, come porto la moto?, quanto costerà portarla?, ecc. Ma beh, se ti arrangi in questo mondo delle corse puoi sempre dividere le spese e partecipare a una gara su uno dei circuiti mitici del Mondiale.
Noi siamo partiti il giovedì in aereo; non crediate che io faccia il divo e preferisca viaggiare in aereo, tutt’altro, ma se prenotate con anticipo ci sono vere offerte low cost, quindi ne abbiamo approfittato. Siamo arrivati a mezzogiorno e siamo andati a ritirare la macchina; quel giorno lo abbiamo dedicato al turismo, perché ci piace anche conoscere le città e passeggiare, e la verità è che Cadice è bellissima. Le sue strade, la sua gente, ci è piaciuta moltissimo, il miglior sogliola alla piastra che abbia mai mangiato. Giornata totale di relax in attesa del venerdì.
Finalmente arrivò il venerdì: la sveglia suona alle 6:30, doccia e ci diamo appuntamento con il resto della squadra per colazione e poi al circuito. Ci siamo trovati con una bella coda di camion, roulotte e furgoni delle squadre all’ingresso del circuito, quindi toccava aspettare. Finalmente siamo sulla pista di Jerez, e come si vede diverso il circuito da dentro: a parte l'”ovni”, il resto non sembra uguale a come si vede in TV.
Andiamo a chiedere la chiave del box; ci danno quasi l’ultimo, toccando la mitica curva dove Rossi mandò Gibernau a prendere funghi. Andando verso il box abbiamo provato il freno a mano della macchina a noleggio e l’aderenza dei pneumatici: se se ne accorgono quelli dell’agenzia ce la vediamo brutta, quindi nessuno lo dica. Insomma, al lavoro: il box è molto grande, si nota che il circuito ha ricevuto un restyling, le installazioni sono molto aggiornate, tanto che non c’erano prese normali. Quindi se un giorno andate portate un adattatore, altrimenti perderete 15 euro. Scarichiamo le moto, allestiamo il box e niente, aspettiamo il primo turno. Prima vado negli uffici a procurarmi una mappa del circuito per memorizzare le curve e cercare di scoprire il rapporto del cambio in ogni zona.
I nervi si accentuano sempre di più: è qualcosa che devo risolvere, ma non è affatto facile. Suppongo che con l’esperienza si riescano a controllare, o almeno lo spero. Da qui in poi comincia il festival: come dice la mia squadra, iniziano ad arrivare le sfide.
Anscari Nadal, il mio tecnico, con l’aiuto di Gaizka decidono il rapporto più adatto per Jerez, ma non è affatto facile perché guidiamo l’unica Triumph di tutta la griglia, quindi non possiamo “investigare” nessun tipo di setting di altre squadre. Quindi tocca scommettere sui setting, e Anscari sta facendo un ottimo lavoro con la Triumph: moto molto, molto buona, ma molto nuova in competizione.
Esco in pista e sono più perso di un pinguino ai Caraibi. Non vi preoccupate di chiedere aiuto: a priori sono tutte facce gentili, ma quasi nessuno, per non dire nessuno, vi aiuterà, o casualmente sbaglieranno la risposta, e in un certo senso è del tutto comprensibile. Dopo pochi giri mi rendo conto che abbiamo un rapporto troppo lungo: Jerez è un circuito in cui, se non azzecchi il rapporto esatto, penalizzi moltissimo, un circuito molto esigente, molto fisico, con frenate che passano da sesta a fondo a seconda, zone molto veloci. Dopo pochi giri arriva il primo spavento, appena prima delle rapide: un pilota cade in modo molto brutto e moto e pilota restano attraversati sulla pista. Bandiera gialla. Non capisco perché ci mettano tanto a esporre la bandiera rossa: noi piloti che restiamo in pista ci guardiamo senza capire nulla, e dopo un po’ la espongono.
Primo contatto con il circuito con un po’ di malumore in corpo, ma beh, bisogna mantenere la mente fredda, concentrarsi il più possibile e cercare di mettere a punto la moto. Usciamo di nuovo e non sto affatto comodo con quel rapporto: sono lungo, e quando non conoscete un circuito, andare lunghi peggiora ancora la situazione. È difficile mettere a punto la moto con delle libere e delle cronometrate. Se qualcuno di voi si avventura in un campionato, si accorgerà che non è affatto salire in moto e dare gas: ci sono tantissime cose da considerare… tantissime…
Esco dalle libere senza infamia né lode, abbastanza preoccupato. Quando i tempi non vengono e non hai margine per allenarti o provare cose, tutto ti sembra in salita. Decido di montare un rapporto più corto, un dente in meno sarebbe perfetto; lo comunico alla mia squadra e la pensano allo stesso modo. Dopo le prove siamo andati a fare un giro per Jerez per schiarirci le idee e mi sono potuto permettere il lusso di mangiarmi un gelato, senza zucchero, quello sì. Maledetta dieta! È più economico far calare il peso del pilota che quello della moto.
Scherzi a parte, come vi dicevo, il fisico è importante, e stare al tuo peso minimo SALUTARE aiuta moltissimo.
Arrivava il momento degli allenamenti ufficiali. Arrivava il sabato, anche se prima c’erano i briefing, questa volta sempre più presto, alle 8:15 del mattino. E vi dico: è incredibile come gli andalusi abbiano il senso dell’umorismo a quelle ore. Finito il briefing torno in hotel a dormire un altro po’; non esco in pista per la prima cronometrata fino alle 12. Anscari e Gaizka si occupano di mettere la Daytona con il rapporto di cui abbiamo parlato.
Mi riportano in hotel a dormire ancora un po’; vengono a prendermi e tornano le sfide: non abbiamo il rapporto che ci serve. Cerchiamo in tutto il circuito se nei negozi che allestiscono vendono qualche pignone per Triumph, e non ce n’è: BMW, Suzuki, Kawasaki, Honda, Yamaha, ma di Triumph niente. Quindi decidiamo di montare un rapporto eccessivamente corto, ma è quello che c’è. Ognuno ha diritto a fare i capricci, ma a che serve lamentarsi? Bisogna farlo al meglio con quello che hai: questo mi ha detto la mia team manager. Allora niente, mi metto la tuta e in pista. Al quinto giro ho abbassato di 4 secondi il tempo che avevo fatto nelle libere del giorno prima: siamo sulla buona strada. Però continuo a penalizzarmi molto con i rapporti; guardiamo le velocità massime e me ne mancano parecchie: tutti girano intorno ai 234, 236, io mi fermo a 223. È quello che c’è, punto.
Mi qualifico sedicesimo nelle ufficiali 1, molto soddisfatto, senza aver mai girato prima a Jerez, con una moto praticamente nuova per noi, la quarta volta che salivamo in sella. Allenarsi con la moto da velocità costa carissimo.
Seconde cronometrate: la maggior parte esce con pneumatici nuovi; la mia economia non mi permette di uscire con dei pneumatici nuovi splendenti, quindi in pista. Il tracciato è intorno ai 60 gradi: è impossibile scendere di secondi con quei setting e quei pneumatici. Decido di risparmiare le forze per la gara: girare sapendo che la moto non va bene è assurdo, ci si gioca la pelle. Abbastanza soddisfatto del lavoro fatto in appena 20 minuti in pista, torniamo in hotel a rinfrescarci e a conoscere un po’ il porto di Santa María; presto in hotel, domani è il grande giorno.
E finalmente il gran giorno: arriva la domenica e i nervi si fanno sentire, nervi e ancora nervi. Avevamo il warm-up alle 11 e la gara alle 14:15, quindi tutto il giorno sul circuito accumulando altri nervi, guardando il semaforo per vedere la sequenza di accensione e spegnimento per fare una buona partenza. Fino alle 14 tutto normale; nel warm-up provo la partenza e poco altro.
14:15 del grande errore.
Lo scriverò in fretta perché ancora oggi, solo a ricordarlo, mi viene la rabbia. Parto molto carico, sapendo che posso scendere di secondi; vado con pneumatici nuovi e i primi 5 giri di un pneumatico sono i migliori. Bevo molta acqua prima di partire; non so esattamente a che temperatura fossimo, ma con la tuta, il casco e senza ombrello mi sembrava di essere all’inferno (4 minuti dopo ci sono entrato in pieno).
Procedura di griglia normale: tutti i piloti in posizione, il direttore di gara con la bandiera rossa che si scosta. Metto la prima, appoggio il piede sul freno posteriore per il caso in cui perda la ruota anteriore, alzo i giri, mi concentro, guardo solo la fine della pista, aspetto la minima variazione del mio angolo di visione per partire come un fulmine. Ed è in quel momento che accendono il semaforo rosso e GO! Qui il sottoscritto senza pensarci due volte, prima che si spegnesse, muove la moto… me ne accorgo dell’errore… freno… è assurdo frenare, la sanzione sarà la stessa. Ricordatevelo: se sbagliate la partenza non frenate, l’errore è già fatto, e nel momento in cui io freno partono tutti. Secondo errore. La rabbia che ho addosso è monumentale, si accumula, comincio a forzare il ritmo, supero 3 piloti e l’ansia di rimediare all’errore di partenza mi fa commettere uno sbaglio e mi infilo in fondo al rettilineo. Non perdo troppo e continuo con il gruppo; è allora che vedo sulla linea del traguardo una bandiera nera con un 12…
La gara è finita per me. Non vi nascondo che in quel momento è caduta qualche lacrima, di rabbia verso me stesso, impotenza, delusione: si sono sommate molte cose, soprattutto ho pensato alla mia gente, tutto il lavoro del fine settimana nella spazzatura. Ma così è questo sport: non ci sono seconde possibilità. In una partita di calcio sbagli e ci sono altri 10 compagni che possono rimediare; qui sbagli e va tutto a rotoli, parlando chiaro.
Sono andato ai box e ho chiesto scusa. Non riuscivo a credere a quello che era successo, ma è successo. Mi incoraggiano, minimizzano la questione e mi fanno pensare alla prossima gara. Questo sport ti dà cose molto estreme, o molto, molto buone o molto, molto cattive, ma non lo cambierei per niente al mondo.
E beh, come dicevo all’inizio, negativo x negativo = positivo, perché, come nella vita stessa, si impara sempre di più e si traggono più conclusioni dagli errori che dalle cose buone.
Le conclusioni che ho tratto io:
- Usare più rapporti.
- Controllare di più i nervi
- Pensare di più in sella, non lasciarmi portare così tanto dai nervi e dalla rabbia.
- Giocare a MotoGP prima di andare su circuiti che non conosco affatto
- Allenarmi di più, sia in sella (non necessariamente sulla moto da velocità) sia con l’allenamento fisico.
- Non aspettarmi nulla da nessuno
- E la più importante: GODERMI IL MOMENTO.
Bene, grazie per seguirmi come sempre, alla prossima, più e meglio!!!
Gixer#12
Seguitelo su twitter @Gixer12 e su Facebook.












4 commenti · Commenta
4 commenti
se como te prepras y como te tomas de serio tu aficion ,eres responsable y luchador ,y siempre consigues todo aquello que te propones y es un orgullo poder decir que eres mi hijo ,solo una cosa disfruta y los problemas que pueda ir saliendo se resuelven poco a poco y sabes que destras de ti tienes gente que te apoya y te ayuda …
Hola Mari,
Sin duda una de las personas que más sufre, pero que apoya y ayuda en todo a José, estamos totalmente de acuerdo es un luchador y siempre da el máximo en todo lo que se propone. Ahora toca apretar los dientes y seguir.
Saludos!!