Diario di un pilota… fatti di un'altra pasta
Eccoci qui con il quinto capitolo del Diario di un pilota di José Terré, in cui vedremo come, passo dopo passo e giorno dopo giorno, si riprende da una brutta caduta, perché, come dico sempre, i piloti sono fatti di un'altra pasta.

La quinta puntata di questo Diario arriva dopo la caduta e lo spavento del capitolo precedente: ora tocca rialzarsi e continuare a lottare. Non arrendersi è fondamentale nei lunghi giorni di recupero e riabilitazione e, come sempre, gli amici e la famiglia sono essenziali.
Magari avessi il DNA della lucertola o i poteri di Wolverine e il mio corpo si rigenerasse con quella velocità.
Le lesioni richiedono il loro tempo, in realtà tempo e pazienza, tanta pazienza. Anche se di giorno in giorno ne ho sempre meno, la sto esaurendo; forse perché non riesco a continuare con l’allenamento, o forse perché c’è qualcuno che me la sta rubando.
Nonostante tutti gli ostacoli che incontro, so che supererò il muro. So di esserne capace e molto di più, senza bisogno di altri geni né di superpoteri extra. Mi bastano quelli che ho. Ora è il momento di pensare al cammino e non alla meta, perché quando arriverà dovrò essere preparato. Non voglio arrivarci senza sapere bene come ci sono riuscito, dato che ogni passo è un apprendimento, anche se, almeno per il momento, devo farli un po’ zoppicando.
Quando avrete degli infortuni (speriamo mai), se vi capiterà di incontrare medici sportivi, vi offriranno sempre due opzioni per tornare “in forma”: la più rapida (non salutare) e la più lunga (ovviamente quella salutare). Dopo diverse visite mediche e dopo aver fatto risonanze, ecografie e lastre, non è stato tutto così semplice come mi avevano detto all’inizio.
Il risultato della caduta è stato:
- Distorsione alla caviglia
- Lesione dei legamenti del ginocchio
- Lesione alla spalla
- Lesione alle cervicali
- Rottura fibrillare del gemello
Un lungo referto medico, anche se per fortuna ora mi sento molto meglio.
La caduta è avvenuta a 5 giorni da una delle gare più importanti del calendario (Montmeló), ma io ero in gran forma, e mi si è messo in testa che dovevo cercare di correre in quell’appuntamento per due motivi: uno, perché si trattava di Montmeló, e due, per togliermi di dosso la paura della caduta. Vi consiglio che, quando cadete, non esitate: appena potete risalite in moto, possibilmente lo stesso giorno, altrimenti il giorno dopo, quando sarà possibile, ma il prima possibile (se il corpo lo consente).
Per tutta la settimana sono andato dal medico, e devo dire che alla Teknon mi hanno trattato molto bene; quando hanno saputo che volevamo correre al Circuit nel fine settimana, mi hanno dato la precedenza e i risultati degli esami arrivavano quasi subito. Ma purtroppo tutte le notizie che mi davano erano cattive: i medici lo ritenevano troppo precipitato e mi hanno proposto un’infiltrazione, ma l’ho scartata del tutto. Così ho optato per la scelta logica: tutta la settimana con le stampelle o chiuso in casa a lavorare. Niente allenamento, riposo, pastiglie (mediche) e ghiaccio. Il massimo dell’allenamento era camminare come potevo con le stampelle, e nemmeno tanto, perché la spalla si risentiva; immaginate il quadro.
Passano i giorni e, mentre gli altri si preparano per la gara del fine settimana, io dovevo andare dal medico, attaccato a macchinari e anche ad apparecchietti: insomma, in quei giorni, se mi davate una lampadina e la reggevo, la accendevo!
Ovviamente, la mia famiglia e le persone a me più vicine non sapevano che, fin dal primo minuto dopo la caduta, l’intenzione era correre a Montmeló. Dopo averne parlato, poche persone mi sostenevano. Se vi trovate in questa situazione, alcuni vi diranno che se non sei un professionista non vale la pena, altri che siete pazzi, e alcuni vi capiranno e vi appoggeranno. Il 100% delle persone che mi ha sostenuto e capito erano piloti in attività: ovviamente, con l’esperienza che hanno, hanno vissuto situazioni simili.
Il problema era che l’ancoraggio del gas rapido era parallelo al suolo; questo, unito alla fatica della pompa del freno, ha fatto sì che le viti dell’ancoraggio battessero contro qualcosa e non potessi premere la leva. Di fatto la leva ha un segno importante dell’impeto che ho messo quando ho cercato di frenare, come per non metterci impeto….
Giovedì siamo andati a recuperare la moto (la parte buona degli infortuni: ora che nessuno mi vede, dirò che è fantastico che facciano tutto per te! Vediamo quanto ci mettono a darmene una bella dopo che avranno letto questo…). Il ricongiungimento. Siamo arrivati all’officina e ho dovuto scendere da un furgone grande con le stampelle, cosa peggiore del rappel. Quanto mi sentivo inutile con le stampelle… La moto era perfetta. In realtà la parte peggiore l’ho presa io: avevo solo delle fibre graffiate e poco altro, ma ero molto nervoso perché sapevo che se una volta arrivato lì non riuscivo a sistemare bene la gamba sulla pedana, gli allenamenti del venerdì sarebbero saltati all’istante. Bene, sono riuscito a salire senza problemi. Mi faceva male? Sì… ma sopportabile, ed ero felice! Certo, da fermo non è la stessa cosa, ma sono salito!!!
La verità è che la notte di giovedì ero piuttosto nervoso: non sapevo come avrebbe reagito la gamba, né la spalla, né… insomma, il mio corpo. Il giorno è arrivato: a Montmeló faceva una giornata perfetta, temperatura ideale e la moto a punto. Mentre scaricavano la moto mi sono seduto e mi sono preso il mio tempo per indossare la tuta; non potendo estendere né flettere la gamba, mi sono lamentato un po’ per il dolore nell’infilarmi la tuta, ma dopo qualche pastiglia, qualche crema varia e… via! Con le stampelle e la tuta… che spettacolo di personaggio.
Sono stato un po’ pesante con il mio team durante la mattinata, prima di salire in moto:
“Avete controllato bene i freni?”
“Sì, sì, è tutto perfetto”.
Dopo 15 minuti:
“Insomma, non succederà più, vero?”
“No, no, è tutto revisionato e abbiamo già visto da dove veniva il problema”.
Di nuovo, dopo 15 minuti:
“Insomma, posso uscire tranquillo, no?”
“Sììì!! Quanta pazienza serve…”
Arriva l’ora di salire e, nonostante tutto, ricontrollo i freni. Erano passati solo 5 giorni dalla caduta e avevo un po’ di paranoia. Un’occhiata veloce e via. Il sostegno di tutte le persone del team Motos Crous è incredibile; non mi stancherò mai di dire che è un piacere condividere il box con loro e costruire con loro la prossima stagione. Il primo sorriso, quando risalgo in moto, è inevitabile.

Mi sono arreso, ma almeno ci ho provato. Non ero triste: non potevo correre la gara del giorno dopo, ma ero tranquillo e felice; per me, una vittoria personale. La moto andava molto bene, adesso dovevo solo recuperare. Come vi dicevo all’inizio, continuo ancora a fare riabilitazione e ho ancora qualche settimanella davanti, e chi mi dice di nuovo che vado dal fisio per farmi dei massaggini, che mi accompagni.
Spero di risalire presto in moto: ora è da Quality Bike per sistemare alcune cosette, e toccherà anche verniciare le fibre con una nuova decorazione. Cambio di squadra, cambio di decorazione, cambio di tutto. Continueremo con Quality Bike, il mio principale sponsor, e con la maggior parte delle aziende che ci aiutano, ma qualche cambiamento ci sarà. Questa mini-stagione va dimenticata: ora pensiamo a preparare la moto e a svilupparla.
Voglio ringraziare i compagni della Sportmototeam, che sono stati lì a darmi coraggio; tutto il team di Motos Crous e tutte le persone che, a volte con un semplice messaggio su WhatsApp, una chiamata, un’email… ti fanno sorridere e ti incoraggiano. Quante persone mi hanno sorpreso per esserci e quante mi hanno deluso, ma è un buon momento per rivalutare le persone e capire quando ci saranno e quando no. E come nella vita di tutti i giorni, per divertirsi, la gente si unisce in fretta; per il resto… Certo, non perdete mai il sorriso.
Un abbraccio a tutti e, come sempre, alla prossima… ¡¡¡più e meglio!!!
Gixer#12
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